Logopedista a Milano

Dislalie e difetti di pronuncia a Milano

«Fabo» al posto di «bravo», la «erre» che non arriva mai, la «esse» che fischia o esce tra i denti: quando un suono resta storpiato ben oltre l'età in cui di solito è acquisito, quello che il genitore sente è semplicemente un bambino che «non si fa capire». In logopedia questa difficoltà a produrre correttamente i singoli suoni della lingua prende il nome di dislalia, o difetto di pronuncia.

Che cosa distingua esattamente la componente articolatoria da quella fonologica, e a quali età i diversi suoni dovrebbero comparire, è spiegato per esteso nella scheda dello Studio richiamata qui sotto. Questa pagina resta invece sul concreto: come la dott.ssa Roberta Varrica affronta i difetti di pronuncia nel suo studio di Milano — dai suoni che incontra più spesso, al modo in cui insegna al bambino un fonema nuovo, fino alla formazione specifica che ha maturato proprio su queste difficoltà.

Quali suoni restano più spesso indietro

I suoni che arrivano in studio già «segnati» sono soprattutto due. Il primo è la «r»: c'è chi la salta, chi la rimpiazza con un'altra consonante, chi la produce con una vibrazione anomala — è quella che di solito si chiama «erre moscia». Il secondo è la «s», che può sibilare, sfuggire tra i denti o scivolare di lato. A questi si aggiunge, in alcuni bambini, la tendenza a scambiare tra loro suoni vicini o a «mangiare» pezzi di parola, così che a un orecchio esterno l'eloquio resta poco nitido. Non tutte le imprecisioni pesano allo stesso modo: alcune sono tappe attese della crescita, altre no, ed è proprio la difficoltà a distinguerle che porta le famiglie a chiedere un parere alla dott.ssa Varrica.

  • la «erre moscia» e le altre alterazioni della «r» (rotacismo): il suono manca, viene sostituito o prodotto in modo anomalo;
  • le alterazioni della «s» e dei suoni sibilanti: la «s» che fischia, esce tra i denti o slitta di lato;
  • suoni scambiati con altri, storpiati o che spariscono dentro le parole, al punto che chi non conosce il bambino fatica a seguirlo.

La valutazione: cercare il perché, non solo quale suono

Sapere quali suoni sono alterati è la parte facile: spesso i genitori lo hanno già notato. Il lavoro della dott.ssa Varrica comincia dalla domanda successiva — perché quel suono non arriva. Dietro una pronuncia imprecisa può esserci un movimento della lingua o delle labbra ancora acerbo, un'abitudine orale che tiene la bocca «impostata» male, oppure una difficoltà che non riguarda il singolo suono ma il modo in cui i suoni vengono scelti dentro le parole. La valutazione tiene distinti questi due piani senza fermarsi all'elenco di ciò che «non funziona»: serve a capire da dove partire. Per il dettaglio clinico di come si separano articolazione e organizzazione dei suoni si rimanda alla scheda dello Studio.

  • un ascolto della storia del bambino con i genitori, per collocare la difficoltà nello sviluppo comunicativo e capire quanto pesa a casa e a scuola;
  • l'osservazione di come il bambino produce i suoni critici, prima da soli e poi dentro le parole;
  • uno sguardo a come tiene la bocca a riposo e a come muove la lingua e le labbra, quando la pronuncia sembra affondare in uno schema motorio più che nel suono in sé.

Come si insegna al bambino un suono nuovo

Correggere un difetto di pronuncia non significa far ripetere mille volte la parola giusta. Un suono che non c'è va prima costruito: si insegna al bambino dove mettere la lingua, come lasciar passare l'aria, che cosa deve sentire quando il suono è corretto. La dott.ssa Varrica procede per piccoli passi — prima il suono isolato, poi dentro sillabe e parole semplici, infine nel parlato di tutti i giorni, dove il vero traguardo è che esca da sé, senza pensarci. Quasi tutto passa dal gioco, perché imparare a controllare un movimento nuovo richiede ripetizione, e la ripetizione regge solo se il bambino ci sta volentieri. Ai genitori la dott.ssa Varrica affida esercizi brevi e mirati da fare nei giorni tra un incontro e l'altro: sono spesso questi momenti, più della singola seduta, a rendere stabile un suono appena conquistato.

  • prima si costruisce il suono (dove va la lingua, come esce l'aria), poi lo si porta nelle parole e infine nel parlato spontaneo;
  • il gioco come motore della ripetizione, dosato su quanto il bambino riesce a restare nel compito;
  • esercizi brevi tra un incontro e l'altro, il cui valore sta nella costanza più che nella durata.

La formazione della dott.ssa Varrica sui difetti di pronuncia

Sui difetti di pronuncia la dott.ssa Varrica ha una preparazione mirata: si è formata sull'impostazione e la correzione dei fonemi della lingua italiana, sul trattamento del rotacismo e sulle alterazioni dei suoni sibilanti, come l'interdentalizzazione e la lateralizzazione della «s». A questo affianca la valutazione delle funzioni orali e del frenulo linguale, utile quando alla radice di una pronuncia imprecisa c'è uno squilibrio muscolare o funzionale più che il suono in sé. A fare da cornice è il suo interesse per la neuropsicologia dell'età evolutiva — approfondita con un Master dedicato e con la qualifica di Trainer del Metodo Benso (ICT): guardare, oltre al suono, anche l'attenzione e la memoria che sostengono l'apprendimento di uno schema articolatorio nuovo, e partire dai punti di forza del bambino più che dai suoi inciampi.

  • formazione specifica sull'impostazione e correzione dei fonemi italiani, con approfondimenti dedicati al rotacismo e ai suoni sibilanti;
  • valutazione delle funzioni orali e del frenulo linguale quando la pronuncia poggia su uno squilibrio muscolare o su un'abitudine da riequilibrare;
  • lo sguardo neuropsicologico dell'età evolutiva (Master + Metodo Benso, ICT) come chiave per considerare il bambino nel suo insieme.

Domande frequenti

Alcune delle domande che i genitori pongono più spesso in studio a Milano.

  • «Non è che si sistema da sé crescendo?» A volte sì, a volte no: certe imprecisioni si sciolgono con la maturazione, altre si irrigidiscono se restano lì troppo a lungo. Distinguere le une dalle altre è esattamente ciò che una valutazione permette di fare, evitando sia gli allarmismi sia le attese che non portano da nessuna parte.
  • «Quando conviene portarlo da lei?» Un buon momento è quando l'imprecisione non accenna a rientrare e comincia a farsi notare: il bambino è poco comprensibile fuori casa, evita certe parole, o a scuola qualcuno lo segnala. In quell'incontro la dott.ssa Varrica ascolta come parla e prova come produce i suoni più ostici; è quello sguardo diretto — non l'età sulla carta — a dire se dare ancora tempo o iniziare.
  • «Quanto dura?» Non c'è una durata valida per tutti: cambia molto se il suono da correggere è uno o più d'uno, e se alla base c'è solo l'articolazione o anche un'abitudine orale. Numero di incontri e obiettivi si definiscono dopo la valutazione e si rivedono strada facendo.
  • «Devo fare qualcosa anch'io a casa?» Sì, ed è importante: gli esercizi brevi tra un incontro e l'altro, fatti con costanza, sono ciò che trasforma un suono «giusto in seduta» in un suono che il bambino usa davvero quando parla.
Disturbo Fonetico-Fonologico

Se la pronuncia del suo bambino resta impigliata su qualche suono e vorrebbe vederci più chiaro, il punto di partenza è un incontro in studio a Milano: un'osservazione competente, che restituisce ai genitori un'idea nitida di come stanno le cose e del passo giusto da compiere.

Per informazioni o per prenotare una prima valutazione con l'équipe della sede di Milano:

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Gli altri disturbi

Revisione clinica del 13 luglio 2026 a cura della Dott.ssa Roberta Varrica - Ordine TSRM PSTRP di Pavia - Albo dei Logopedisti — n. 63.

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